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1 gennaio 2008 - 60° della Costituzione “Brindisi di Pace e Prosperità” Il discorso del presidente Kiro Fogliazza |
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Autorità, cittadini, compagni e compagne partigiani, amici!
Ci troviamo oggi in questa modesta sede ma carica di significati, per ricordare, festeggiare il 60° anniversario della Costituzione. Vogliamo ricordarne in sintesi le origini, il ruolo di essa nell’organizzazione del nostro vivere sociale e civile. Signori, vi ringraziamo di aver accettato l’invito e vi rivolgiamo un caloroso ed amichevole saluto. Dopo la sconfitta militare del 25 aprile 1945, la Costituzione segna un profondo solco sul piano formale, tra due epoche. Segna la fine della monarchia, dello Statuto Albertino, del fascismo e la sua dittatura, le sue guerre, i massacri, la fame e la disperazione di massa. Si è aperta l’epoca della pace – 63 anni di pace, fatto mai avvenuto nella storia del nostro Paese –, di democrazia, di libertà. Dette queste così a freddo sembrerebbero frasi fatte, ma per coloro che hanno vissuto, ma non solo loro, a cavallo delle due epoche e con intensa partecipazione, non possono che esprimere, dal profondo del cuore, i sentimenti di gratitudine e di riconoscenza per la grande opera compiuta dai nostri padri. Con la ricerca e la memoria, paese per paese è – e deve essere – possibile, anche per chi non ha avuto quella fortuna, è possibile far rivivere quel drammatico periodo storico. Sarebbe impossibile possedere la necessaria consapevolezza del nostro oggi e del nostro futuro, senza conoscere nel profondo quel nostro passato.
Permettetemi quindi che io rivolga anche a nome vostro, un pensiero di onore e gloria ai martiri dell’antifascismo, padri della Resistenza, onore e gloria ai 55 mila partigiani caduti, ai Martiri di Cefalonia e della Divissione Acqui, ai deportati I.M.I. e ai caduti delle Divisioni Cremona, Mantova, Legnano, Folgore che hanno combattuto a fianco degli eserciti alleati. A tutti i caduti per la libertà perché è lì che è nata la Costituzione.
Festeggiamo questa data anche per un apprezzamento sui problemi della pace che va riconosciuto. La saggia opera dell’Italia e dell’Europa per cercare di portare la pace dove non c’è, è un grande merito. Il voto dell’ONU sulla moratoria della pena di morte è altra tappa importante. I partigiani, però, pur avendo combattuto per obiettivi ben definiti, quali la liberazione dal nazismo e dal fascismo, credevano tuttavia nella rinascita di una Italia certamente liberata da vecchi residui per un’Italia migliore e più giusta. Non si pensava di dover assistere a decenni di distanza a “torce umane” sul lavoro, a oltre mille morti in un anno e la catena si allunga, a strade e autostrade infernali, a città invivibili, a campagne spopolate in una fragile agricoltura, ad una insufficiente sicurezza e a un deterioramento dei costumi, e che la morale dominante sia la ricchezza e la violenza per averla. Speravamo con l’aria rinnovatrice e fresca della Resistenza, che tali fenomeni fossero stati almeno attenuati. Non credevamo doverci trovare di fronte ai problemi umilianti dei lavoratori precari, del giovane in attesa di lavoro, o chi vive con salari o pensioni insufficienti. Senza la libertà dal bisogno non vi è dignità certa, libertà sicura, certezza del domani. Il nostro augurio di Natale e di capodanno è caloroso come l’augurio che si arrivi presto a un’Italia come l’avevo sognata i partigiani, i reduci, il nostro popolo.
Un ringraziamento particolare agli amici ed amiche delle varie associazioni, per il lavoro svolto per rendere bella ed accogliente la nostra sede. Un abbraccio a tutti.
Viva la resistenza, viva la Costituzione repubblicana, viva l’Italia! |