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Alessandro Vaia |
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Alessandro Vaia, nato a Milano nel 1907. A 19 anni comincia il lavoro clandestino in Italia, conoscendo il carcere. Emigrò in Francia e in seguito fu comandante di Brigata nella guerra di Spagna e quindi dirigente della lotta partigiana in Italia. Nel suo libro autobiografico “Da galeotto a generale” (Teti editore, Milano), Vaia inizia il racconto della sua vita parlando dei suoi nonni che “vivevano in una catapecchia in mezzo alla campagna, in una frazione di Gussola. Erano braccianti giornalieri poveri, che avevano conosciuto anche gli stenti dell’emigrazione. Mangiavano quasi sempre polenta, solo qualche volta la minestra, e la carne l’assaggiavano quando tiravano il collo a una gallina in occasione delle grandi feste. Non avevano luce elettrica e alla sera accendevano un lumino ad olio perché la lampada a petrolio castana troppo. I soldi che guadagnavano bastavano appena per non morire di fame.” Dall’Unione Sovietica, dove frequenta un corso di studio politico, Vaia arriva in Spagna nel giugno 1937, sul fronte tra Bilbao e Santader. In un primo tempo è incaricato di svolgere la propaganda per le truppe italiane inviate dal fascismo. “Muniti di una tromba di grammofono, nel silenzio della notte, interrotto di tanto in tanto da qualche colpo di fucile, facevamo sentire la nostra voce. Parlavamo del fascismo e dei suoi misfatti, della miseria dei lavoratori, di ciò che era veramente la Repubblica spagnola. Ricordavamo agli italiani le nobili tradizioni del nostro popolo in difesa dell’indipendenza di altri popoli; parlavamo di Garibaldi e dei patrioti italiani che avevano dato la vita durante il Risorgimento per l’indipenenza nazionale”. Vaia diventa poi comandante della 12° Brigata Garibaldi combattendo su vari fronti, nella Spagna centrale, in Estremadura e sul fiume Ebro. Sul fronte di Barcellona, la sua Brigata viene così citata nell’ordine del giorno della 45a Divisione: “...la 12a Brigata ha dimostrato nei combattimenti dell’Ebro di essere la migliore unità della nostra Divisione”. Sconfitta la Repubblica spagnola, Vaia, dopo anni di campo di concentramento in Francia, giunge in Italia nel marzo 1944, ed è destinato ad assumere il Comando della costituenda Divisione Garibaldi delle Marche, composta da 3 brigate partigiane e da varie unità di GAP. La lotta è caratterizzata da assalti a caserme e a depositi di armi e esplosivi, e successivamente da operazioni di attacco contro le colonne tedesche sulle strade e da occupazioni di villaggi. La Divisione esce vittoriosa da vari rastrellamenti effettuati da tedeschi e fascisti con l’impiego di armi pesanti. Nell’imminenza dell’offensiva alleata, i partigiani sferrano attacchi sempre più duri contro i tedeschi che vogliono garantirsi la sicurezza delle loro retrovie. Osimo è liberata dai partigiani il 7 luglio 1944. Con la costituzione della Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), con sede in Campidoglio, Vaia è chiamato a rappresentare le Brigate Garibaldi. In seguito chiede di partire per il nord, ancora sotto il tallone nazista; attraversa la Linea Gotica nei pressi di Carrara e giunge a Milano i primi del marzo 1945, assumendo l’incarico di Commissario di Guerra del Comando Piazza, e partecipando ai coordinamento della vittoriosa insurrezione del 25 aprile. |