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Fatti e figure della lotta di Liberazione nel Cremasco dalla documentazione di Alfredo Galmozzi (“Elio”) |
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L’Insurrezione a Spino d’Adda |
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Ecco il racconto dell’insurrezione tratto dalle pagine di una relazione del parroco don Piero Cazzamalli. “...L’ordine di passare all’azione trasmesso dal Comandante della
Brigata fu accolta con entusiasmo. Il comando con tutti i servizi si
installò in casa del parroco e qui stette per 15 giorni. (Si tratta di
monsignore Quaini, sacerdote legato al vecchio movimento migliolino e
amico personale di Guido Miglioli. n.d.r.) Alla domenica 22 le squadre di Spino D’Adda fanno gli ultimi
preparativi per le azioni imminenti. lunedì 23 aprile le strade sono
bloccate, ma i garibaldini non sona soddisfatti, perché solo 2 fascisti
consegnano le armi. I due vengono inviati alla caserma con la speranza di attirare così
qualche pattuglia in ricognizione, ma lo stratagemma non da risultato.
Il blocco delle strade l’iene tenuto tutta la notte. Il martedì 24 aprile è in progetto l’attacco alla caserma della
brigata nera di Pandino. Gli Spinesi fanno parte della pattuglia e procedono sulla Provinciale,
parte nei campi... la situazione non permette di attaccare perché il
paese e circondato dalle brigate nere e dai tedeschi di passaggio. La brigata nera locale era trincerata in caserma. Il 25 aprile, mercoledì, i patrioti incominciano una delle giornate più
laboriose col porre il fermo ad un autocarro della Todt. Verso le 9 la pattuglia, che blocca come i giorni precedenti la strada
Lodi-Spino, ferma una macchina con a bordo 4 uomini e una donna,
provenienti armati da Lodi e si impossessa delle armi automatiche
trovate a bordo. Il comandante dei partizioni Spinosi da ordine che
tutti i negozi vengano chiusi con speciale riguardo alle osterie... Due pattuglie tedesche, una con un carro trainato da cavalli e l’altra in bicicletta vengono disarmate e i componenti fatti prigionieri. Al pomeriggio un autocarro con a bordo dei tedeschi armati proveniente
da lendine, viene inseguito da una pattuglia Spinose, perché ha reagito
con armi automatiche. Dopo 8 chilometri di inseguimento, con sparatoria
reciproca, i fuggitivi sono costretti alla resa. Verso sera una forte colonna punta su Spino ed intende proseguire per
Crema. Per evitare che dette
forze si uniscano a quelle che resistevano a Palazzo Pignano vengono
bloccate a Spino e mantenute sotto sorveglianza nel salone del cinema.
In questo giorno la forza del distaccamento di Spino aumenta
sensibilmente e moltissimi sono coloro che accorrono e chiedono di
essere armati. Al pomeriggio del 25 due autocarri di partizioni Spinosi vanno in aiuto
al distaccamento di Fondino e insieme costringono alla resa i tedeschi
asserragliati nelle case di Palazzo Pignone. Giovedì 26 aprile sento per radio che colonne tedesche in ritirata vagano senza direziono: vengono rinforzati i posti di blocco. Nel medesimo giorno viene fatta un’azione nei boschi dell’Adda
contro una forte pattuglia che aveva intenzione di minare il ponte di
Bisnate. Il fuoco ben diretto dai partigiani ostacola il piano tedesco e dopo una breve, ma accanita lotta, la pattuglia si arrende. Esaminato il grande numero dei prigionieri (182) e comprendendo
l’impossibilità di far fronte al pericolo che venissero liberati da
un’eventuale grossa colonna, viene dato ordine di inviarli con gli
automezzi a Lodi. ...Venerdì 27 aprile verso le 15 una macchina con a bordo ufficiali in
divisa alleata si ferma in paese e, salutati i partigiani che si trovano
in piazza, annuncia l’imminente arrivo di una colonna anglo-americana. Prima di partire mostrano i documenti e si fanno dire il numero degli armati che si trovano nella zona. Sparsa la notizia dell’arrivo dei liberatori i posti di blocco vengono
levati e tutti si radunano in piazza.
Passata non più di un’ora si sente un rumore di mezzi corazzati sulla
rotabile Milano-Spino. Già alcuni stavano levando grida di gioia,
quando ci si rende conto che purtroppo si tratta di una colonna tedesca. I partigiani non frappongono indugio e senza preoccuparsi di valutarne
l’entità aprono il fuoco. Il nemico fa uso di cannoncini,
mitragliatrici ed armi automatiche. Si ha subito la sensazione della sua
forza soverchiante ed irresistibile, davanti alla quale i partigiani in
inferiorità impressionante si ritirano. I tedeschi contano fra loro
diversi feriti dei quali uno muore in paese. Qualche altro, come si seppe poi, morirà lungo la fuga per Cassano e Treviglio. La reazione tedesca era stata feroce e bestiale. Furono danneggiati fabbricati, invaso il paese, violate le case,
scatenata la caccia al partigiano, razziati suppellettili e alimenti. Bilancio: alcune case e negozi svaligiate, 2 feriti, 10 morti di cui 4 partigiani e 6 civili. I fatti ebbero momenti tragici. Liberati i fascisti in arresto, essi ed altri civili vengono sospinti in
piazza. Il medico del paese, dottor Ortuani, viene pressato dal comando tedesco
a raccogliere uomini del paese e farli affluire in piazza con la
minaccia di morte per quelli che già vi si trovano, in numero di circa
una trentina. Sembrava imminente una fucilazione di massa, salvo per i fascisti che avevano potuto esibire la tessera del partito. Mentre ancora la piazza è invasa dai tedeschi, il Parroco si reca a
visitare uno per uno i feriti e i morti, e prima di sera con l’aiuto
del medico dottor Ortuani e di persone volontarie del popolo, provvede a
ricoverare in chiesa le vittime. Per iniziativa del Parroco si costituisce un Comitato da lui presieduto
che raccoglie soccorsi per le famiglie dei caduti...”. Questa relazione è confermata ed arricchita di ulteriori particolari dal rapporto firmato dal Commissario di guerra della 175a Brigata Agosti e dal comandante Giacomo Cabrini. “Una colonna tedesca formata da un gran numero di mezzi, fra cui
alcuni blindati, viene attaccata all’entrata del paese dal
distaccamento dei partigiani. I tedeschi riuscirono a catturare il comandante della brigata ed alcuni
volontari che si trovavano con lui. Piazzatene 2 sul davanti della prima
autoblinda, ed obbligati gli altri a precedere la colonna entrarono in
paese. Una nuova scarica dei volontari ferì anche il patriota Romeo
Ferla, del distaccamento di
Pandino, piazzato sull’autoblinda, mentre la macchina del comandante,
infilata una strada trasversale, riuscì a mettersi in salvo. I tedeschi scesi dagli automezzi iniziarono una feroce rappresaglia
saccheggiando case e catturando e massacrando 5 garibaldini e 5 civili.
Si allontanarono poi verso Treviglio, vicino alla quale città furono
annientati da una colonna corazzata americana avvisata in tempo utile
dal nostro Comando. Lo stesso giorno una colonna proveniente da
Melegnano di passaggio per Villa Pompeiana venne attaccata da elementi
della nostra brigata. Fallito l’attacco, i tedeschi riuscirono a
catturare 3 uomini che fucilarono immediatamente. Il giorno 30 aprile un colpo partito accidentalmente da un carro armato alleato fermo in Pandino venne a colpire il volontario Bassano Forzi...” Firmato: il Commissario di guerra Agosti; il comandante della Brigata, Cabrini. Ecco il nome dei deceduti nel periodo 1943-’45 in conseguenza della lotta di Liberazione: Francesco Baroni, Ambrogio Bellanda, Mario Bruschi, Angelo Butella, Prassede Cantalupi, Luigi Chiesa, Giacomo Dossena, Agostino Romanò, Agostino Soldati, Domenico Zanoletti. |