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Sommario

Fatti e figure della lotta di Liberazione nel Cremasco

dalla documentazione di Alfredo Galmozzi (“Elio”)

Fatti e figure della lotta di Liberazione nel Cremasco La lotta a Bagnolo Cremasco A Vailate A Izzano La Resistenza si organizza Nelle fabbriche di Crema Il CLN Il grande rastrellamento del 26 luglio 1944 I fucilati del campo sportivo del novembre 1944
Le vittime di CapralbaLe vittime di Capralba Pasqua in cascina ad AzzanelloPasqua in cascina ad Azzanello Carlo GuaiariniCarlo Guaiarini Martino Abbondio di CapergnanicaMartino Abbondio di Capergnanica Angelo ZanoniAngelo Zanoni L'Insurrezione a CremaL'Insurrezione a Crema Il patto di resaIl patto di resa Elenco dei feriti in combattimentoElenco dei feriti in combattimento L'Insurrezione a Spino d'AddaL'Insurrezione a Spino d'Adda

L’Insurrezione a Spino d’Adda

Ecco il racconto dell’insurrezione tratto dalle pagine di una relazione del parroco don Piero Cazzamalli.

“...L’ordine di passare all’azione trasmesso dal Comandante della Brigata fu accolta con entusiasmo. Il comando con tutti i servizi si installò in casa del parroco e qui stette per 15 giorni. (Si tratta di monsignore Quaini, sacerdote legato al vecchio movimento migliolino e amico personale di Guido Miglioli. n.d.r.)

Alla domenica 22 le squadre di Spino D’Adda fanno gli ultimi preparativi per le azioni imminenti. lunedì 23 aprile le strade sono bloccate, ma i garibaldini non sona soddisfatti, perché solo 2 fascisti consegnano le armi.

I due vengono inviati alla caserma con la speranza di attirare così qualche pattuglia in ricognizione, ma lo stratagemma non da risultato. Il blocco delle strade l’iene tenuto tutta la notte.

Il martedì 24 aprile è in progetto l’attacco alla caserma della brigata nera di Pandino.

Gli Spinesi fanno parte della pattuglia e procedono sulla Provinciale, parte nei campi... la situazione non permette di attaccare perché il paese e circondato dalle brigate nere e dai tedeschi di passaggio.

La brigata nera locale era trincerata in caserma.

Il 25 aprile, mercoledì, i patrioti incominciano una delle giornate più laboriose col porre il fermo ad un autocarro della Todt.

Verso le 9 la pattuglia, che blocca come i giorni precedenti la strada Lodi-Spino, ferma una macchina con a bordo 4 uomini e una donna, provenienti armati da Lodi e si impossessa delle armi automatiche trovate a bordo. Il comandante dei partizioni Spinosi da ordine che tutti i negozi vengano chiusi con speciale riguardo alle osterie...

Due pattuglie tedesche, una con un carro trainato da cavalli e l’altra in bicicletta vengono disarmate e i componenti fatti prigionieri.

Al pomeriggio un autocarro con a bordo dei tedeschi armati proveniente da lendine, viene inseguito da una pattuglia Spinose, perché ha reagito con armi automatiche. Dopo 8 chilometri di inseguimento, con sparatoria reciproca, i fuggitivi sono costretti alla resa.

Verso sera una forte colonna punta su Spino ed intende proseguire per Crema.

Per evitare che dette forze si uniscano a quelle che resistevano a Palazzo Pignano vengono bloccate a Spino e mantenute sotto sorveglianza nel salone del cinema. In questo giorno la forza del distaccamento di Spino aumenta sensibilmente e moltissimi sono coloro che accorrono e chiedono di essere armati.

Al pomeriggio del 25 due autocarri di partizioni Spinosi vanno in aiuto al distaccamento di Fondino e insieme costringono alla resa i tedeschi asserragliati nelle case di Palazzo Pignone.

Giovedì 26 aprile sento per radio che colonne tedesche in ritirata vagano senza direziono: vengono rinforzati i posti di blocco.

Nel medesimo giorno viene fatta un’azione nei boschi dell’Adda contro una forte pattuglia che aveva intenzione di minare il ponte di Bisnate.

Il fuoco ben diretto dai partigiani ostacola il piano tedesco e dopo una breve, ma accanita lotta, la pattuglia si arrende.

Esaminato il grande numero dei prigionieri (182) e comprendendo l’impossibilità di far fronte al pericolo che venissero liberati da un’eventuale grossa colonna, viene dato ordine di inviarli con gli automezzi a Lodi.

...Venerdì 27 aprile verso le 15 una macchina con a bordo ufficiali in divisa alleata si ferma in paese e, salutati i partigiani che si trovano in piazza, annuncia l’imminente arrivo di una colonna anglo-americana.

Prima di partire mostrano i documenti e si fanno dire il numero degli armati che si trovano nella zona.

Sparsa la notizia dell’arrivo dei liberatori i posti di blocco vengono levati e tutti si radunano in piazza. Passata non più di un’ora si sente un rumore di mezzi corazzati sulla rotabile Milano-Spino. Già alcuni stavano levando grida di gioia, quando ci si rende conto che purtroppo si tratta di una colonna tedesca.

I partigiani non frappongono indugio e senza preoccuparsi di valutarne l’entità aprono il fuoco. Il nemico fa uso di cannoncini, mitragliatrici ed armi automatiche. Si ha subito la sensazione della sua forza soverchiante ed irresistibile, davanti alla quale i partigiani in inferiorità impressionante si ritirano. I tedeschi contano fra loro diversi feriti dei quali uno muore in paese.

Qualche altro, come si seppe poi, morirà lungo la fuga per Cassano e Treviglio.

La reazione tedesca era stata feroce e bestiale.

Furono danneggiati fabbricati, invaso il paese, violate le case, scatenata la caccia al partigiano, razziati suppellettili e alimenti.

Bilancio: alcune case e negozi svaligiate, 2 feriti, 10 morti di cui 4 partigiani e 6 civili. I fatti ebbero momenti tragici.

Liberati i fascisti in arresto, essi ed altri civili vengono sospinti in piazza.

Il medico del paese, dottor Ortuani, viene pressato dal comando tedesco a raccogliere uomini del paese e farli affluire in piazza con la minaccia di morte per quelli che già vi si trovano, in numero di circa una trentina.

Sembrava imminente una fucilazione di massa, salvo per i fascisti che avevano potuto esibire la tessera del partito.

Mentre ancora la piazza è invasa dai tedeschi, il Parroco si reca a visitare uno per uno i feriti e i morti, e prima di sera con l’aiuto del medico dottor Ortuani e di persone volontarie del popolo, provvede a ricoverare in chiesa le vittime.

Per iniziativa del Parroco si costituisce un Comitato da lui presieduto che raccoglie soccorsi per le famiglie dei caduti...”.

Questa relazione è confermata ed arricchita di ulteriori particolari dal rapporto firmato dal Commissario di guerra della 175a Brigata Agosti e dal comandante Giacomo Cabrini.

“Una colonna tedesca formata da un gran numero di mezzi, fra cui alcuni blindati, viene attaccata all’entrata del paese dal distaccamento dei partigiani.

I tedeschi riuscirono a catturare il comandante della brigata ed alcuni volontari che si trovavano con lui. Piazzatene 2 sul davanti della prima autoblinda, ed obbligati gli altri a precedere la colonna entrarono in paese. Una nuova scarica dei volontari ferì anche il patriota Romeo Ferla, del  distaccamento di Pandino, piazzato sull’autoblinda, mentre la macchina del comandante, infilata una strada trasversale, riuscì a mettersi in salvo.

I tedeschi scesi dagli automezzi iniziarono una feroce rappresaglia saccheggiando case e catturando e massacrando 5 garibaldini e 5 civili. Si allontanarono poi verso Treviglio, vicino alla quale città furono annientati da una colonna corazzata americana avvisata in tempo utile dal nostro Comando. Lo stesso giorno una colonna proveniente da Melegnano di passaggio per Villa Pompeiana venne attaccata da elementi della nostra brigata. Fallito l’attacco, i tedeschi riuscirono a catturare 3 uomini che fucilarono immediatamente.

Il giorno 30 aprile un colpo partito accidentalmente da un carro armato alleato fermo in Pandino venne a colpire il volontario Bassano Forzi...”

Firmato:

il Commissario di guerra Agosti; il comandante della Brigata, Cabrini.

Ecco il nome dei deceduti nel periodo 1943-’45 in conseguenza della lotta di Liberazione: Francesco Baroni, Ambrogio Bellanda, Mario Bruschi, Angelo Butella, Prassede Cantalupi, Luigi Chiesa, Giacomo Dossena, Agostino Romanò, Agostino Soldati, Domenico Zanoletti.