| La Resistenza a e da Casalmaggiore | |
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II maestro Carlo Bianchi e nato a Sabbioneta (Mantava) il 14 settembre
1920.
Svolge il servizio militare nel Genio Pontieri e viene inviato sui fronti greco-albanese e greco-jugoslavo. Subito dopo 1’8 settembre, tornato a casa, e partizioni) nella I Divisione Garibaldi che opera nella zona casalasca e in quella attigua del parmense. Arrestato il 2 febbraio 1944 viene condotto alle carceri di Cremona a disposizione del Tribunale Speciale di Parma, dove si decide la sua deportazione in Germania. Ma durante il viaggio, il 19 agosto ‘44, riesce a fuggire dalla tradotta a S. Martino della Battaglia, e rimane alla macchia fino alle giornate dell’Insurrezione. Partecipa con i patrioti alle azioni di controllo e difesa del Po dagli attacchi dei tedeschi in fuga. Dopo la Liberazione e consigliere comunale a Casalmaggiore e partecipa con impegno alle attività politiche e sociali. E membro del Comitato Direttivo Provinciale dell’ANPI ed è Presidente della sezione ANPI di Casalmaggiore. |
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Anche la resistenza casalasca getta le radici in una lontana e gloriosa
tradizione antifascista. Nei primi anni ‘20 i partiti di sinistra
erano maggioranza nel comune di Casalmaggiore, c’era una forte Camera
del Lavoro, gli “Arditi del Popolo” si battevano contro le violenze
squadriste e un “Comitato pro-vittime politiche”.
Contro tutto ciò si scatenò ferocemente il padronato con una organizzazione violenta che commise ogni sorta di delitti nei confronti dei lavoratori e le loro organizzazioni. A Casalmaggiore e dintorni furono devastate le cooperative di quasi tutte le frazioni. Ad Agoiolo i carabinieri colsero i fascisti sul fatto, ma immediatamente li rilasciarono. Nel maggio 1921 fu la Camera del Lavoro ad essere devastata; poco dopo il Consiglio Comunale venne interrotto dall’invasione di squadracce come sempre protette. Anche a l’onte Terra i fascisti uccisero a sangue freddo, mentre erano al lavoro nei campi, i due fratelli Bini, di 18 e 22 anni. Erano colpevoli di essere figli del capo-lega dei mezzadri. Il vice sindaco di Casalmaggiore, Ferlucchini, venne ridotto in fin di vita a bastonate da una squadracela che gli era penetrata in casa. Nel ‘22 venne uccisa, sparando attraverso la porta della sua casa, la moglie dell’operaio di sinistra Beduschi. Furono inviati in prigione e al confino gli antifascisti casalaschi Gaetano Ferrari, Luigi Battilani, Ernesto Carnevali, Palmiro Corbani, Mendes Tosi, Ettore Aroldi e molti altri, costretti anche ad andarsene in altre città o all’estero per non fare la lame. In Spagna dalla parte giusta combatterono i casalaschi Bellini, Visioli, Mori, Lazzarini. In quei tempi, guai a protestare. Numerose operaie di Vicobellignano finirono in galera nel 1935 per aver cercato di discutere il licenziamento in massa di 170 dipendenti delle Fornaci. Nel 1938 molti casalaschi furono percossi da una squadracela che compiva il giro delle osterie e l’antifascista Ferlucchini ne uscirà invalido per il resto della vita. (n.d.r.) |